Abel Ferrara e Franco Nero leggono Roma

I Musei in Comune di Roma si apprestano a ospitare due letture d’eccezione che vedono protagonisti i grandi nomi del cinema internazionale e la poesia di Gabriele Tinti.

Il primo appuntamento si svolge il 18 giugno alle ore 17.30 presso il Cortile di Palazzo Nuovo dei Musei Capitolini, dove l’attore e regista Abel Ferrara interpreta le poesie di Tinti ispirate alle Statue Parlanti di Roma.

Pochi giorni dopo, il 23 giugno alle ore 16.00, il progetto prosegue a Palazzo Braschi con l’attore Franco Nero, che dà voce ai versi ispirati agli affreschi della Sala delle Muse.

Gli eventi - sostenuti da Cinecittà in collaborazione con Palazzo delle Pietre - costituiscono rispettivamente il primo e il secondo appuntamento di un progetto più ampio che si propone come una residenza poetica di Gabriele Tinti. Il percorso intende attraversare i Musei in Comune non come semplici contenitori di opere, ma come luoghi vivi, in cui la voce, il corpo e la poesia diventano strumenti di conoscenza, capaci di riattivare il senso profondo delle collezioni e di restituire al pubblico un’esperienza di fruizione intensa, meditativa e memorabile.

La lettura ai Musei Capitolini è stata pensata per realizzare un percorso che unisca idealmente le Statue Parlanti di Roma dimenticate dalla cittadinanza e dagli itinerari turistici che tornano nuovamente a parlare attraverso la poesia. Questa iniziativa rappresenta un’occasione unica per entrare in una differente relazione e conoscenza con queste sculture diffuse nel tessuto urbano, spesso ridotte a silenti arredi cittadini, che trovano nel Marforio il loro centro di risonanza, recuperando quella funzione simbolica che le ha rese uniche al mondo.

La lettura a Palazzo Braschi è stata pensata invece come un omaggio ai “nati sotto Saturno” (Rudolf Wittkower), agli artisti e ai poeti, a quelle creature malinconiche capaci di forgiare simulacri. Una celebrazione dell’arte e della poesia così come degli antichi culti. Franco Nero dà voce ai versi di Tinti ispirati al ciclo di affreschi del primo Cinquecento (circa 1513) raffiguranti Apollo e le Muse. Le opere, attribuite a Gerino da Pistoia e provenienti dalla Villa di Leone X alla Magliana (antico casino di caccia papale), rappresentano il cuore visivo di questa esperienza. Staccati dalle pareti originali nell’Ottocento per motivi di conservazione e rimasti per decenni nei depositi del Museo di Roma, gli affreschi sono oggi finalmente esposti in modo permanente, a sottolineare il ruolo di ispirazione che la città esercita sugli artisti da oltre duemila anni.
Questa iniziativa rappresenta un’occasione unica per entrare in una differente relazione e conoscenza con i miti del mondo antico.
Grazie alla poesia di Tinti e all’interpretazione di Nero, lo spettatore è invitato a superare la visione fugace per riscoprire il senso profondo del patrimonio classico e della ricchezza simbolica della città di Roma.

Ingresso secondo tariffazione vigente