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Data di pubblicazione: 25/02/2016

Il nuovo frammento della Lastra 31 della Forma Urbis Severiana, di proprietà della Santa Sede, sarà ceduto a Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali in comodato d’uso a tempo indeterminato. Lo ha annunciato oggi il Direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci introducendo, all’Auditorium dell’Ara Pacis, insieme al sovrintendente capitolino, Claudio Parisi Presicce, i lavori del Convegno organizzato per illustrare i risultati delle ricerche che gli archeologi di entrambe le istituzioni hanno effettuato in maniera congiunta.

Il frammento, ricomposto con gli altri della Lastra 31 a cui appartiene, rimarrà     in esposizione nella Sala Paladino del Museo dell’Ara Pacis fino al 17 marzo.

Sinergia tra i Musei Capitolini e i Musei Vaticani

Il nuovo prezioso tassello costituisce un importante contributo alla conoscenza della topografia della Roma antica ed è il frutto della sinergia e di una sempre più proficua collaborazione tra i Musei Capitolini e i Musei Vaticani.

Il frammento della lastra 31, infatti, è stato rinvenuto durante i lavori che hanno interessato, negli anni scorsi, l’interno del Palazzo Maffei Marescotti, un edificio extraterritoriale di proprietà della Santa Sede situato in Via della Pigna. Il tassello “vaticano” consente ora una più esaustiva lettura della topografia antica dell’area dell’odierno Ghetto e del Teatro Marcello.  La Forma Urbis severiana è da secoli parte integrante delle collezioni capitoline; la ricomposizione dei contesti storico-archeologici è ritenuta di estrema importanza dalle due istituzioni che hanno, per tale ragione, avviato l’iter finalizzato a uno scambio di opere.

Un’altra tessera, dunque, è stata aggiunta all'importante mosaico che raffigura la topografia della Roma antica la quale, nonostante i numerosi frammenti disponibili, non può dirsi ancora risolta in modo definitivo e ogni nuovo elemento contribuisce ad arricchire il quadro d’insieme con ulteriori, significativi dettagli, utili ad accrescere la conoscenza della civiltà millenaria che si è sviluppata sulle sponde del Tevere. La ricollocazione di questo frammento nel suo contesto di origine si inserisce in un più ampio progetto in atto volto a sciogliere il nodo della sistemazione espositiva della pianta marmorea. Da sempre il principale problema di musealizzare la Forma Urbis è costituito dalla sua stessa mole: un numero altissimo di frammenti, la grande maggioranza dei quali non posizionabili sulla pianta cittadina. Un problema di spazio, quindi, che potrà risolversi nell'ambito del progetto, da anni in atto, di riqualificare la centralissima area del Celio.

La Forma Urbis

La pianta marmorea, o Forma Urbis severiana, è una grande planimetria di Roma antica incisa su lastre di marmo tra il 203 e il 211 d.C.  Era esposta sulla parete di un’aula nel Foro della Pace che fu in seguito inglobata dal complesso dei SS. Cosma e Damiano, che si è conservata in tutta la sua altezza ed è ancora oggi visibile a chi  percorre via dei Fori Imperiali. 

Lo studio delle tracce presenti sulla parete ha consentito di ricostruire ingombro e dimensioni della Forma Urbis: la pianta era incisa su 150 lastre di marmo applicate alla parete con perni di ferro ed occupava 18 x 13 m circa.

Si è calcolato che fossero rappresentati, su una superficie di circa 235 mq almeno 13.550.000 mq di città antica attraverso una moltitudine di sottili incisioni: tutti gli edifici di Roma, pubblici o meno, rappresentati prevalentemente al livello del suolo a una scala media di circa 1:240 (= 2 actus romani): tale cioè da permettere una rappresentazione topografica dettagliata che comprende e distingue i singoli vani degli edifici.

 A partire dal rinvenimento del primo nucleo di frammenti nel 1562 sono venuti in luce poco meno di 1200 frammenti della Forma Urbis; di questi circa 200 sono stati identificati e idealmente collocati sulla topografia moderna.

Quello che rimane oggi è circa un decimo del totale della pianta, il che equivale a circa 25.000 mq di Roma antica in gran parte ancora da identificare, da piccole schegge a settori di lastra con interi quartieri, case, portici, templi e botteghe: un panorama unico del paesaggio urbano di Roma antica ed uno dei più rari documenti che l'antichità abbia restituito.

Il nuovo frammento

Il nuovo frammento è relativo alla lastra 31 della Forma, che rappresenta l’odierna area del Ghetto, uno dei settori monumentali della città antica, dominato dal Circo Flaminio, edificato nel 220 a.C., per ospitare i ludi plebei, e sul quale si affacciavano numerosi importanti monumenti pubblici. Tra questi sono ancora oggi noti e visibili il portico di Ottavia e il teatro di Marcello. Oltre che una sezione del teatro, il nuovo frammento vaticano reca un’iscrizione che completa la dicitura Circus Flaminius, agganciandosi come il pezzo di un grande puzzle ai frammenti già noti e scoperti nel 1562.

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